LA MALATTIA VENOSA E’ UNA MALATTIA CRONICA E NECESSITA DI UN TRATTAMENTO A LUNGO TERMINE

La malattia venosa cronica è tra le patologie più diffuse e impattanti sulla qualità della vita dei pazienti, basti pensare che dal medico di medicina generale, da una statistica del 2004, si posizione al 4° posto tra le malattie croniche.

Anche se molto è stato scritto e detto su questa malattia, è utile sottolineare qualche aspetto, in particolare l’importanza di effettuare trattamenti prolungati nel tempo.

Rileggendo un articolo pubblicato sulla rivista Circulation*(la più autorevole rivista scientifica nel campo della ricerca cardiovascolare e organo ufficiale della American Heart Association) risulta evidente che il trattamento iniziale della Malattia Venosa Cronica comporta misure conservative per ridurre i sintomi, aiutare a prevenire lo sviluppo di complicazioni secondarie e ritardare la progressione della malattia. Quindi “combattere” i sintomi e “prevenire l’ingravescenza” della malattia devono essere gli obiettivi da raggiungere e, una volta raggiunti, occorre continuare il trattamento, in quanto si tratta di malattia cronica e, in quanto tale, da trattarsi in modo continuo e questo a prescindere dai sintomi e dalla stagionalità.

Il danneggiamento strutturale al quale le vene ed i tessuti associati sono sottoposti a causa della malattia prende origine da profondi meccanismi compensatori mediati dall’endotelio vascolare, che producono infiammazione e rimodellamento tissutale. Questa progressione della malattia può avvenire anche quando le “macro-manifestazioni” come le gambe gonfie e doloranti, l’edema, i crampi notturni, sono meno evidenti, come nella stagione più fredda. Molto si è discusso sulle cause della progressione della malattia venosa.

I nuovi orientamenti fisiopatologici la descrivono come una malattia “multifattoriale”, basata su diversi parametri fisiologici che possiamo riassumere in quattro punti: Ridotto Tono venoso, Fragilità capillare, Edema ed Infiammazione. Una particolare attenzione è da porre a quest’ultimo parametro.

Dalle ultime evidenze scientifiche, come anche riportato dalle linee guida del Collegio Italiano di Flebologia, emerge che il danno tessutale indotto dall’infiammazione può essere considerato come “primum movens” della progressione della malattia.  Il conseguente danno funzionale delle valvole venose provoca un’ipertensione venosa che determina un reflusso, esso stesso ulteriore causa di infiammazione. Ne deriva, oltre che al danno sulla struttura muscolare delle vene e conseguente diminuzione del tono venoso, un danno a livello dei capillari.

In sintesi: la moderna terapia farmacologica della Malattia venosa cronica dovrebbe essere “cronica”, come la malattia, e dovrebbe tenere in considerazione i molteplici potenziali target d’azione associando più principi attivi al fine di trattare punto per punto i vari aspetti che sono alla base della malattia stessa.

*Chronic Venous Insufficiency Robert T. Eberhardt, MD; Joseph D. Raffetto, MD (Circulation. 2005;111:2398-2409)
error: Spiacenti, il contenuto di questa pagina è protetto